26.6.15
Babilonia città bellisima
Babilonia è città bellissima!
Tanto bella quanto ognuno sappia sognare.
I suoi muri, seppur alti, devono essere abbattuti; o sorvolati, sorretti dalle braccia di angeli, cullati come foglia dal vento di maestrale.
Più in là in giardini solo immaginati, attendono frutti sconosciuti.
E il riposo, al chiaro di luna, come una melodia di pianoforte.
23.6.15
Le 50 sfumature di infinito
Nuovo post per La Folgorante
https://lafolgorante.wordpress.com/2015/06/23/le-50-sfumature-di-infinito/
...
La sterrata scorre sotto le suole.
Tutto è silenzio, solo i passi più o meno leggeri dei compagni di avventura rompono la quiete.
Non metto nemmeno le cuffiette con la musica. Stavolta ascolto il silenzio.
Ma siamo pochi, e ci distanziamo. Ognuno con il suo ritmo, pim pim pim. È difficile tenere punti di riferimento.
Ormai il sole è sotto l’orizzonte.
Il frumento perde il suo colore dorato, e si trasforma in un’ombra diffusa, come un mare ocre su cui riposa il cielo blu, infinite sfumature di blu.
E una luna sottile sottile, come un sorriso timido, dicendo “vai tranquillo, ci sono!”.
...
https://lafolgorante.wordpress.com/2015/06/23/le-50-sfumature-di-infinito/
https://lafolgorante.wordpress.com/2015/06/23/le-50-sfumature-di-infinito/
...
La sterrata scorre sotto le suole.
Tutto è silenzio, solo i passi più o meno leggeri dei compagni di avventura rompono la quiete.
Non metto nemmeno le cuffiette con la musica. Stavolta ascolto il silenzio.
Ma siamo pochi, e ci distanziamo. Ognuno con il suo ritmo, pim pim pim. È difficile tenere punti di riferimento.
Ormai il sole è sotto l’orizzonte.
Il frumento perde il suo colore dorato, e si trasforma in un’ombra diffusa, come un mare ocre su cui riposa il cielo blu, infinite sfumature di blu.
E una luna sottile sottile, come un sorriso timido, dicendo “vai tranquillo, ci sono!”.
...
https://lafolgorante.wordpress.com/2015/06/23/le-50-sfumature-di-infinito/
27.5.15
Límites//Limiti
Stamattina sono uscito ad allenarmi.
Ho scattato questa foto e pensato: se hai dei limiti che ti pungono, per lo meno corri e aggirali! Non c'è tempo per star fermi, presto il sole scotterà in faccia.
Esta mañana he salido a entrenar. He sacado esta foto y he pensado: si tienes límites que hieren, al menos ponte a correr y rodealos! No hay tiempo para estar quieto. Pronto el sol quemará en la cara.
13.5.15
E sono lepre e sono runner
Un nuovo post per La Folgorante
Era la prima volta che uscivo a correre di mattino presto.
Sveglia alle 5.50. Alle 6.15 in strada.
Sveglia alle 5.50. Alle 6.15 in strada.
É ancora buio.
Qualche
finestra si illumina, al sesto piano, o al quarto. Poco a poco la città
si sveglia, sbadiglia, si ripiglia dopo aver messo a zero il
contachilometri. La città, dopo
una notte come tutte; dopo aver preso la medicina della sera e
l’antibiotico della notte. Aver messo le pantofole al solito posto di
fianco al letto. Aver fatto l’amore e litigato, o viceversa. Aver stirato fino a tardi. Lavorato un po’ per niente. Rimboccato le coperte e spento la luce ai bambini, e anche riaccesa. Un po’ di acqua ancora, lascia accesa la luce che sennó non vedo.
...
17.4.15
SIAMO CUSTODI DI UN METALLO PESANTE
I sorprendenti occhi di Rita
The Astounding Eyes of Rita
(Anouar Brahem)
Questa sera non é la sera giusta per lavorare, nemmeno per
guardare la televisione.
Stasera non é la sera giusta per quasi niente, ma forse lo é,
invece, per dedicarsi alle cose importanti, penso allora.
Non tutti i momenti sono validi per pensare alle cose
importanti. Ora; Oggi; Sí!
Sono successe un bel po' di cose, in questi giorni. Alcune
trascurabili, appartenenti alla ruota della quotidianetá. Altre invece d'improvviso
muovono dentro qualche ingranaggio a sorpresa, qualche meccanismo che è lì
fermo, a riposo, e che ogni tanto suona; CLICK.
Un anno fa, stavo piangendo la dipartita del
caro Nikio.
Questa è l'origine di tutto quanto segue, credo.
Quando aprii il mio blog, Nicola fu il primo credo a
guardarlo, prestargli attenzione. Mi lasció un commento, l'unico commento che
possiede il mio blog. Diceva che finalmente potrá leggere qualcosa di mio,
magari in italiano.
Oggi scrivo in Italiano.
Oggi sono andato a correre. Stasera, verso il tramonto.
Piovigginava.
Oggi Toccavano "cuestas", in spagnolo. Salite, in
italiano.
Mi sono recato al parco, e dopo il dovuto riscaldamento mi
sono messo a fare una dietro l'altra le 8 serie di "cuestas" a ritmo
forte previste.
Correre in salita é strano. É bello. Corri;vai; scatti con il
torace bello retto; le mani si mettono un po' in tensione; le guance del viso
si fanno un po' piú morbide e accompagnano i tuoi passi. Corri; vai; scatti
d'improvviso quei cento metri in salita. Fanno bene alla muscolatura e, dicono,
allenano il cuore a sforzi intensi e cambi di ritmo. Il cuore cresce di volume,
si rinforza, e funziona meglio. Dicono.
Correre in salita è bello. Corri; vai; sfrecci quasi con
tutto quel che hai, senti che é quello che devi fare per andare avanti. Ma
mentre corri non vedi quel che ti aspetta piú in lá.
Poi scollini.
Il terreno si fa di nuovo orizzontale, e in fondo, vedi
l'orizzonte. Non poteva essere diversamente.
Ma non é sempre cosí. Oggi lo so, purtroppo. Ripeti quella
salita una e un'altra volta. Fa bene al cuore, dicono. Poi stai meglio, dicono.
E tu sputi fuori l'anima e stringi i pugni. Ma, aimé, non scollini. E nel
fondo, non vedi un bel cazzo. A volte.
L'altro giorno commento una poesia con un amico, Raul. Gli
spiegavo della Folgorante. Gli cito un testo argentino sui corridori. Il testo
dice alla fine: "Corrono, sono pazzi. A me sembra che vogliano averla
vinta sulla morte, ma loro dicono di voler vincere la vita. Corrono. Están
locos."
Raul mi risponde allora che la battaglia alla morte l'abbiamo
giá vinta.
E mi allega un paragrafo di una poesia di Carlos Marzal, che
in italiano direbbe: "Siamo custodi di un metallo pesante,/lussuose gocce
di mercurio amante". Non capivo del tutto, ma mi aveva allegato un link
alla poesia intera. Al leggerla, ho capito, credo tutto. Raul ha ragione.
E in questo giorno non posso che fare mia la poesia intera, e
cercare di tradurla, per chi volesse farla sua.
Soprattutto è dedicata a Rita e ai suoi occhi.
Soprattutto è dedicata a quanti amici stanno in questo
preciso momento stringendo in mano una semplice maglietta con una N tatuata a
sangue fuoco incima. Piccole gocce di mercurio, che continuano a moltiplicarsi,
dando un assurdo senso ultimo a tutto, anche alla febbre piú irreale, e perfino
a un termometro rotto.
Metallo Pesante
Carlos Marzal
Cosí come succedeva, da bambini,
con le magiche gocce di mercurio,
che si moltiplicavano in modo inconciliabile
in una
perturbata geometria,
al rompersi del termometro, e davano alla febbre
una patina di certa irrealitá,
il clima incomprensibile degli orologi molli.
Qualcosa in quel fenomeno concerne alla nostra anima.
In senso stretto, ognuno
é opera di un'infinita serie di moltiplicazioni,
di errori della specie, di conquiste
contro la oscuritá. Un induviduo
é nel proprio anonimato un opera d'arte,
un'ancestrale mappa del tesoro
tatuata sulla pelle delle genealogie
e che conduce a sé stesso a sangue e fuoco.
Non esiste nulla che non abbiamo ricevuto
e nulla che non lasciamo in ereditá.
Esiste una ragione per sentir orgoglio
nel bel mezzo della febbre che persiste.
Siamo custodi di un metallo pesante,
lussuose gocce di
mercurio amante."2.2.15
EL HOMBRE QUE MIRA (o un homenaje a Giacometti)
EL HOMBRE QUE MIRA (o un homenaje a Giacometti)
Ayer. Domingo 01 de Febrero, me fui a ver una exposición en Madrid, sobre Alberto Giacometti.
![]() |
| Hombre sentado |
Entendí cosas. De esa exposición, e incluso entendí cosas de mi.
Entre paredes de ladrillos, entre bóvedas que nos aprietan con la misma presión del sangre en las venas, apareció un letrero, que así recitaba:
"Todo el proceder[...] está en la voluntad de atrapar lo que constantemente se escapa"
EL HOMBRE QUE MIRA (o un homenaje a Giacometti)
Lo interesante de acudir a una exposición, es exponerse uno mismo.
Exponerse
sin defensas.
A las normas y a las dudas.
A los conocimientos y
desconocimientos.
A las intuiciones.
A las profundidades.
A las
superficialidades.
Exponerse a lo que pueda ocurrir, bien dispuesto a recibir.
Es suficiente llevarse para casa un reflejo de realidad, una luz sin bombilla,
una oscuridad sin negror, una "nada" sin nada que decir.
Es suficiente llevarse un trazo, bajo el brazo, como si fuera una barra de pan, para ir tirando...
O un puñetazo.
Una cabeza de niña sobre mi regazo.
SP 01/2015
| hombre y mujer acercándose |
26.1.15
Post per La Folgorante
(Post per La Folgorante)
Come dico spesso a chi ha la pazienza di ascoltarmi, le cose vanno ben oltre la propria apparenza.
Soprattutto quando non si riesce a comprenderle del tutto.
Soprattutto quando le cose sembrano “senza senso”… dovremmo approfondire, fino a decifrarne il vero significato, spesso da capire con il cervello, e non solo con il cuore.
Partecipare da lontano alla Folgorante, quasi come fosse un franchising, può avere, o no, senso.
Essere un folgorato a distanza ha senso solo relativamente: non poter condividere direttamente ...
...
https://lafolgorante.wordpress.com/2015/01/16/folgorante-international-madrid/
20.12.14
Meravigliosamente
Lo sguardo più in là.
E stupirsi
Del calore del sole d'inverno
Blu infinito
Ocre d'intorno,
E dell' immagine
Sfumata
Di orizzonti
Di sogni
Del colore del sole d'inverno.
S.P. 19.12.2014
E stupirsi
Del calore del sole d'inverno
Blu infinito
Ocre d'intorno,
E dell' immagine
Sfumata
Di orizzonti
Di sogni
Del colore del sole d'inverno.
S.P. 19.12.2014
7.9.14
y déjate mecer por las sombras incierta de los árboles
solo un istante
Pronto será la hora de cenar.
Guardianes del atardecer.
Con sus cabezas trianguladas y vacías.
Libres de todo pensamiento.
Asombrados sólo por la sombra de sus sombreros huecos.
Al atardecer.
Silba el viento de tramontana, entre sus entrañas diáfanas.
Pronto será la hora de cenar.
Aguarden un ratito más, nobles guardianes blancos.
Pals. 14-07-2014
Con sus cabezas trianguladas y vacías.
Libres de todo pensamiento.
Asombrados sólo por la sombra de sus sombreros huecos.
Al atardecer.
Silba el viento de tramontana, entre sus entrañas diáfanas.
Pronto será la hora de cenar.
Aguarden un ratito más, nobles guardianes blancos.
Pals. 14-07-2014
Pungeva
1.7.14
Le cose non si vedono
Le cose non si vedono.
Fino all'istante in cui il cervello puó afferrare la realtá in movimento. Annulare il tempo.
Appendere un pianeta alla luna con un esile filo.
Le cose non si vedono.
Fino a quando la luce istantanea rischiara tutto.
Tutto.
18.4.14
La più bella è l'ombra primaverile
Nella parte opposta delle spigoli, ci sono gli angoli. Negli
angoli si sta bene. Ci si può avvolgere le ginocchia fra le braccia, e
rimanere ore, vite intere, ranicchiati
in uno spigolo, a guardare. Almeno finché non passa il temporale.
Nel lato opposto delle cose, di queste cose, ci sono altre
cose, quelle che contano.
Al lato opposto delle persone, si trova ció di cui le
persone sono fatte.
Stanotte ho realizzato
che nel lato opposto della notte c’é l’alba, infinite albe da vedere spuntare
all’orizzonte; albe da ascoltare con il loro
cinguettare di gardellini. Albe da salutare sull’argine di qualche fiume, o
lago, o mare, o bicchiere d’acqua, dietro un paio di lenti polarizzate, che
fanno vedere il mondo in modo distinto, senza i riflessi dei fari sulla prima
fila.
Stanotte ho pensato che nel lato opposto dello scenario
siede una persona, o due, o tre, il cui viso mai si vede, il cui viso non
importa. E nemmeno é importante quante rughe siano segnate dalla sofferenza sul suo
viso. Solo importa il suo guidare la luce sullo scenario, dare la vita a chi é
lí a muoversi davanti alle false scenografie e inutili costumi. Proiettare con generositá
luci, e ombre.
Stamattina mi sono accorto che nel lato opposto delle luci,
ci sono le ombre. Splendeva il sole, quasi estivo. Camminavo per la strada
cercando il riparo dell’ombra, l’ombra primaverile. Nel lato opposto della
strada, protetto da un alto edificio in mattoni, uno dietro l’altro; camminare
all’ombra fino a giungere a casa. L’ombra
é l’essenza delle cose, e l’essenza delle case. Le case sono mattoni e ombra. Ogni
casa deve possedere un portico d’ombra, e un caminetto di braci. Nel lato
opposto del fuoco ci sono le braci, che con amore e qualche soffio di vita, danno
alimento.
Ora che tutto il sistema degli opposti é per te invertito,
penso di capire. Ora che per molti nulla ha senso, che il vuoto inonda con il
suo peso, che l’aria soffoca con il suo sapore, che il sangue congela con il suo
fluire. Ora credo di capire ma, in realtá, del lato opposto delle cose non ci
si capisce quasi nulla.
Ora nel lato opposto delle tue cose rimaniamo noi, un po'
persi, noi che siamo notte, voce, sole, casa, fuoco. Me lo hai detto tu, la
mattina di un diciassette di febbraio: nel
lato opposto di un abbraccio ci sono le persone. Grandi e piccine. Nel lato opposto delle persone, ci sono tutte le altre persone, grandi e piccine, e il loro delicato abbraccio.
a Nicola
“La più bella è
l'ombra primaverile o estiva se in un posto ventilato, seduto magari con
un'ombra fresca in mano”
14.4.14
Bajo la mirada del fantasma de Don Benito
Me gusta
pensar que Café Galdós se deba a Don Benito Pérez Galdós.
(Las Palmas de Gran Canaria, 10 de mayo de 1843 - Madrid, 4 de enero de 1920)
(Las Palmas de Gran Canaria, 10 de mayo de 1843 - Madrid, 4 de enero de 1920)
... asumió
el espectáculo del pueblo llano y con "su intuición serena, profunda y
total de la realidad", se lo devolvió, como Cervantes, rehecho,
"artísticamente transformado"... (Max Aub)
Me gusta
pensar que a él se debía aquella magia que anoche se respiraba en aquel mítico
lugar, un poco escondido en una calle de nombre singular y plural a la vez. Me apetece imaginar que allí estaba, con su gabardina, o capa o espada, y sus gafas
de ver de lejos y sentir de cerca, y escribir de dentro...
Allí, bajo su
mirada silenciosa y azul, mientras se tomaba un vino bien viejo, sentado a una mesita,
de las que quedaron vacías, resonó ayer un trocito de corazón de Qseentia, o
todo ello.
Todo sonó
como debido, incluido aquello que en la vida no suena tan bien como uno se lo
había imaginado.
Todo estuvo
acertado, hasta las cervezas vertidas, parecía aposta, para teatralizar el
desconfort, de una cerveza desaprovechada entre tablas de madera.
Fueron
cervezas muy bien aprovechadas. Con espuma de vida.
Final feliz,
de la novela realista de aquel viejo caballero. Final, sin final. Volveremos a
visitarle, e intercambiar cigarrillos con él, aunque ya no se pueda fumar. Me
dará igual.
Solo,
se quedó Don Benito, cuando todos los demás volvimos a cruzar la puerta tras el
concierto.
Un par de
horitas después, ya retirados los instrumentos, él, o a su fantasma, seguía
allí. Desde su mesa vacía, entre tanta vacías, sacó una foto.
Así de
vacío se quedó el escenario, sin Qseentia, un par de horitas después...
Tal vez, algún día, escriba este señor una bonita novela a destiempo, sobre los
sueños; sobre un señor encantador con barba y ojos profundos, color de avellana, su dulce hijita y una mujer de sonrisa infinita.
Mientras tanto, así de vacío
se iba quedando el escenario.
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