17.4.15

SIAMO CUSTODI DI UN METALLO PESANTE


I sorprendenti occhi di Rita
The Astounding Eyes of Rita
(Anouar Brahem)


 


Questa sera non é la sera giusta per lavorare, nemmeno per guardare la televisione.
Stasera non é la sera giusta per quasi niente, ma forse lo é, invece, per dedicarsi alle cose importanti, penso allora.
Non tutti i momenti sono validi per pensare alle cose importanti. Ora; Oggi; Sí!

Sono successe un bel po' di cose, in questi giorni. Alcune trascurabili, appartenenti alla ruota della quotidianetá. Altre invece d'improvviso muovono dentro qualche ingranaggio a sorpresa, qualche meccanismo che è lì fermo, a riposo, e che ogni tanto suona; CLICK.

Un anno fa, stavo piangendo la dipartita del caro Nikio.

Questa è l'origine di tutto quanto segue, credo.
Quando aprii il mio blog, Nicola fu il primo credo a guardarlo, prestargli attenzione. Mi lasció un commento, l'unico commento che possiede il mio blog. Diceva che finalmente potrá leggere qualcosa di mio, magari in italiano.
Oggi scrivo in Italiano.

Oggi sono andato a correre. Stasera, verso il tramonto. Piovigginava.
Oggi Toccavano "cuestas", in spagnolo. Salite, in italiano.
Mi sono recato al parco, e dopo il dovuto riscaldamento mi sono messo a fare una dietro l'altra le 8 serie di "cuestas" a ritmo forte previste.
Correre in salita é strano. É bello. Corri;vai; scatti con il torace bello retto; le mani si mettono un po' in tensione; le guance del viso si fanno un po' piú morbide e accompagnano i tuoi passi. Corri; vai; scatti d'improvviso quei cento metri in salita. Fanno bene alla muscolatura e, dicono, allenano il cuore a sforzi intensi e cambi di ritmo. Il cuore cresce di volume, si rinforza, e funziona meglio. Dicono.
Correre in salita è bello. Corri; vai; sfrecci quasi con tutto quel che hai, senti che é quello che devi fare per andare avanti. Ma mentre corri non vedi quel che ti aspetta piú in lá.
Poi scollini.
Il terreno si fa di nuovo orizzontale, e in fondo, vedi l'orizzonte. Non poteva essere diversamente.
Ma non é sempre cosí. Oggi lo so, purtroppo. Ripeti quella salita una e un'altra volta. Fa bene al cuore, dicono. Poi stai meglio, dicono. E tu sputi fuori l'anima e stringi i pugni. Ma, aimé, non scollini. E nel fondo, non vedi un bel cazzo. A volte.

 


L'altro giorno commento una poesia con un amico, Raul. Gli spiegavo della Folgorante. Gli cito un testo argentino sui corridori. Il testo dice alla fine: "Corrono, sono pazzi. A me sembra che vogliano averla vinta sulla morte, ma loro dicono di voler vincere la vita. Corrono. Están locos."

Raul mi risponde allora che la battaglia alla morte l'abbiamo giá vinta.
E mi allega un paragrafo di una poesia di Carlos Marzal, che in italiano direbbe: "Siamo custodi di un metallo pesante,/lussuose gocce di mercurio amante". Non capivo del tutto, ma mi aveva allegato un link alla poesia intera. Al leggerla, ho capito, credo tutto. Raul ha ragione.
E in questo giorno non posso che fare mia la poesia intera, e cercare di tradurla, per chi volesse farla sua.
Soprattutto è dedicata a Rita e ai suoi occhi.
Soprattutto è dedicata a quanti amici stanno in questo preciso momento stringendo in mano una semplice maglietta con una N tatuata a sangue fuoco incima. Piccole gocce di mercurio, che continuano a moltiplicarsi, dando un assurdo senso ultimo a tutto, anche alla febbre piú irreale, e perfino a un termometro rotto.

Metallo Pesante
Carlos Marzal

Cosí come succedeva, da bambini,
con le magiche gocce di mercurio,
che si moltiplicavano in modo inconciliabile
in una  perturbata geometria,
al rompersi del termometro, e davano alla febbre
una patina di certa irrealitá,
il clima incomprensibile degli orologi molli.
Qualcosa in quel fenomeno concerne alla nostra anima.
In senso stretto, ognuno
é opera di un'infinita serie di moltiplicazioni,
di errori della specie, di conquiste
contro la oscuritá. Un induviduo
é nel proprio anonimato un opera d'arte,
un'ancestrale mappa del tesoro
tatuata sulla pelle delle genealogie
e che conduce a sé stesso a sangue e fuoco.
Non esiste nulla che non abbiamo ricevuto
e nulla che non lasciamo in ereditá.
Esiste una ragione per sentir orgoglio
nel bel mezzo della febbre che persiste.

Siamo custodi di un metallo pesante,
lussuose gocce di mercurio amante."