14.6.16

Famiglia. L’ESSENZA DALL’ASSENZA

L’ESSENZA DALL’ASSENZA
S.P.  13-06-2016


Debería escribirte de la familía, y no sé porqué, se me ocurrre, hija mía, escribirte en español. Es sin querer. No sé bien el porqué. Sale así. Sobre las notas de PASA EL OTOÑO, de Antonio Vega. Algún motivo habrà. Las cosas ocurren siempre por alguna razón. Aunque, nosotros luego hacemos como si nada. Shhhhh; en realidad, yo sì lo sè el porquè, aunque haga como si nada.

(dovrei scriverti della famiglia, e, non so il perchè, figlia mia, mi viene da scriverti in spagnolo. Senza volerlo. Non so bene perchè. Vien fuori così. Sulle note di PASA EL OTOÑO, de Antonio Vega. Qualche motivo ci sarà. Le cose succedono sempre per qualcosa. Poi, noi cerchiamo di far finta di niente. Shhhhh; in realtà, io lo so il perchè, anche se faccio finta di niente.)



In una sala di teatro, senza sipario.
In una sera di football, senza pallone.
In una notte di lunedì, senza ancora il martedì.
Tutto, sembra parlare di assenze.
Oppure no.

Due attrici, tre attori e un regista: sentono, interpretano, improvvisano, vivono, parlano, incespicano, vibrano, sorridono, sognano, ballano, strisciano; si amano, al contrario.

Le cose si spiegano a volte per negazione.
L’ho capito solo dopo lo spettacolo, mentre tornavo a casa in auto, che idiota!

Come quando la mattina, figlia mia, mi ricordi che non c’è più marmellata da spalmare sul pane. E con ció, io sorrido, e non nascondo il mio orgoglio, perchè evidentemente ti sei accorta che il pane è caldo e profuma, che ho aggiustato proprio ieri la resistenza del tostapane, e che siamo anche riusciti a comprare il frigorifero nuovo con i risparmi del semestre.
E sorrido d’orgoglio perchè, se mi stai dicendo questa cosa, vuole dire che in questa stanza in questo momento ci sei tu, sorella mia, ed io, tuo padre, o tuo fratello, ti sono seduto di fronte. E oggi, faremo colazione assieme. Oggi è domenica. Oggi manca solo la marmellata. Il resto c’e’ tutto.

Le cose si spiegano a volte per negazione. 
Come quando parliamo dell’autunno, del rompersi delle foglie sotto i nostri passi, dell’umidità e le goccie grosse come cascate cadendo dagli alberi,  e noi, già senza ombrello.
E ci riempiamo d’orgoglio, e sorridiamo, perchè sappiamo che l’autunno è semplicemente la conferma dell’estate, della sua ombra, del profumo delle pesche e del riflesso delle scie di San Lorenzo sul tuo viso.

Ti avevo promesso di scriverti della famiglia.
Le cose si spiegano a volte per negazione. E infatti credo di averti parlato di me
Mi avevi chiesto di dirti qualcosa della famiglia, cos’era per me la famiglia.
E non ti ho saputo rispondere. E invece, tanto per cambiare, ho parlato di me, perchè credo di essere  io la cellula fondamentale della mia famiglia, come tu solo lo sarai della tua. In te si edificherà. TU sarai famiglia, e attorno a te altri.

Ora ti lascio, è tardi, tu dormi, io credo che andrò a prepararti  la macchinetta del caffè. Domani ti svegli presto per prendere il treno delle 7.05 a Padova se non sbaglio. Te la lascio preparata, così guadagni cinque minuti. Credo, che valga la pena.

Poi Le lascio un messaggio, sul tavolo:
“il tostapane è a posto; le fette, nella seconda antina in alto a destra, al solito posto. Per oggi non c’e’ la marmellata, porta pazienza. Prendi la nutella, dai, è lo stesso.
Fai la brava. Poi il pomeriggio vai a casa di mamma? Fammi sapere. Ti voglio bene.”

Vale la pena.


(testo liberamento ispirato nella pièce “In famiglia”. Laboratorio di Teatro d’improvvisazione di Lorenzo Bocchese. VICENZA TIME CAFÈ)

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