“Che paura però. Come affronti tutta questa
immensità? Uscire dalla nostra stanzetta
e affrontare l’immensità. Che difficile. Che difficile. Trovare qualcosa o
qualcuno, o il mondo”
Chiudo.
Stringo. Acceco un istante gli occhi. Cancello dalla mia vista ogni persona,
luogo, nome, numero civico e di scarpe. Ritorno solo.
Rimbombano nel
mio spazio cieco le due voci aspre, dure; smorfie rabbiose. Attrici? Così
dicono. Fanno teatro. Mentono. Simulano.
Interpretano. Si?
Rimbombano
nelle mie vene stanze vuote. Grida a nessuna parte, con i suoi eco. Come mi
cambia la voce a volte… me ne rendo
conto. Anche accento, nazionalità, e continente.
Attrici?
Chiudo gli occhi, e non vedo, ma poco conta, le immagino, le sento, mi
graffiano le palpebre. E la pelle, d’oca. Ma chi va a teatro e chiude gli
occhi? CHI? E dov’è il teatro? DOVE?
“MA VUOI USCIRE, CAZZO, DA QUESTA STANZA ! VUOI USCIRE FUORI?”
Mi siedo. Mi
rialzo. Mi risiedo.
Vorrei forse essere altrove, o aprire la finestra e respirare, almeno, guardare fuori, controluce, e respirare.
Vorrei forse essere altrove, o aprire la finestra e respirare, almeno, guardare fuori, controluce, e respirare.
Fuori, la Città della Furia. E Dentro? Dentro? E Fuori??
Cos’è
dentro? e fuori?
Apro gli occhi, e non sono solo. E tutta
quella gente, che mi vien fuori dai pori della pelle.
E ora? Rock ‘n’ Roll. Continuiamo a fare come sempre.
It’s only rock ‘n’roll, di nuovo, fino a stremarsi. Puro teatro!
La cittá della Furia
Testi e
regia: Antonella Perlini
Interpretazione:
Elena Dal Cerè, Marina Fresolone
Musiche:
Filippo Zanotti


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