9.5.16

La Cittá della Furia, e viceversa




“Che paura però. Come affronti tutta questa immensità?  Uscire dalla nostra stanzetta e affrontare l’immensità. Che difficile. Che difficile. Trovare qualcosa o qualcuno, o il mondo”

Chiudo. Stringo. Acceco un istante gli occhi. Cancello dalla mia vista ogni persona, luogo, nome, numero civico e di scarpe. Ritorno solo.

Rimbombano nel mio spazio cieco le due voci aspre, dure; smorfie rabbiose. Attrici? Così dicono. Fanno teatro. Mentono. Simulano. Interpretano. Si?

Rimbombano nelle mie vene stanze vuote. Grida a nessuna parte, con i suoi eco. Come mi cambia la voce a volte…  me ne rendo conto. Anche accento, nazionalità, e continente.

Attrici? Chiudo gli occhi, e non vedo, ma poco conta, le immagino, le sento, mi graffiano le palpebre. E la pelle, d’oca. Ma chi va a teatro e chiude gli occhi? CHI? E dov’è il teatro? DOVE?

“MA VUOI USCIRE, CAZZO, DA QUESTA STANZA !   VUOI USCIRE FUORI?” 

Mi siedo. Mi rialzo. Mi risiedo.
Vorrei forse essere altrove, o aprire la finestra e respirare, almeno, guardare fuori, controluce, e respirare.

Fuori, la Città della Furia. E Dentro? Dentro? E Fuori??
Cos’è dentro? e fuori?

Apro gli occhi, e non sono solo. E tutta quella gente, che mi vien fuori dai pori della pelle.

E ora? Rock ‘n’ Roll. Continuiamo a fare come sempre.
It’s only rock ‘n’roll, di nuovo, fino a stremarsi. Puro teatro!

La cittá della Furia
Testi e regia: Antonella Perlini
Interpretazione: Elena Dal Cerè, Marina Fresolone
Musiche: Filippo Zanotti



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